Perché la versione gratuita non va bene per i dati dei clienti?
Nelle versioni per uso personale le conversazioni possono essere usate per migliorare i modelli, salvo che l’utente disattivi l’opzione, e l’azienda non ha un contratto di trattamento con il fornitore. Se un dipendente incolla in un account personale l’email di un cliente o un elenco di contatti, l’azienda perde il controllo su dove finiscono quei dati e non può dimostrare di averli trattati correttamente.
Cosa cambia con le versioni aziendali?
I piani aziendali dei principali fornitori prevedono condizioni diverse. OpenAI dichiara che i dati di ChatGPT Business, Enterprise e delle API non sono usati per l’addestramento per impostazione predefinita e rende disponibile un accordo sul trattamento dei dati. Microsoft, per Copilot con account di lavoro, agisce come responsabile del trattamento secondo il proprio DPA. Google dichiara che i dati di Gemini in Workspace non sono usati per l’addestramento senza permesso. Sono condizioni da leggere e conservare, non da dare per scontate.
Quali obblighi GDPR restano a carico dell’azienda?
L’azienda resta titolare del trattamento. Deve avere una base giuridica per usare quei dati in quel modo (art. 6), nominare il fornitore responsabile con un contratto (art. 28), verificare le garanzie se i dati vanno fuori dall’UE (Capo V) e informare le persone. Se l’uso è nuovo e può incidere sui diritti delle persone, va valutata una DPIA (art. 35): tra i criteri del Garante c’è proprio l’uso innovativo di nuove tecnologie. Vale anche il principio di minimizzazione: si usano solo i dati necessari.
E i dati dei dipendenti?
Oltre al GDPR, la legge italiana sull’intelligenza artificiale (L. 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025) all’art. 11 chiede al datore di lavoro di informare il lavoratore quando usa sistemi di AI, con le modalità già previste per i sistemi automatizzati. Strumenti che valutano o selezionano le persone richiedono particolare cautela: nell’AI Act alcuni usi nella gestione del personale rientrano tra quelli ad alto rischio.
Cosa hanno deciso il Garante e i giudici?
Nel marzo 2023 il Garante italiano ha limitato temporaneamente ChatGPT, contestando informativa, base giuridica per l’addestramento e verifica dell’età. Nel dicembre 2024 ha comunicato una sanzione di 15 milioni di euro a OpenAI, annullata dal Tribunale di Roma con sentenza pubblicata nel marzo 2026. Nel gennaio 2025 ha limitato il trattamento dei dati degli utenti italiani da parte di DeepSeek. Il messaggio per le imprese non cambia: chi sceglie uno strumento deve verificare come tratta i dati.
Quali regole dare al team?
Una policy d’uso semplice, di una pagina, evita la maggior parte dei problemi. Indica quali strumenti sono ammessi e con quali account, quali dati non si inseriscono mai, ad esempio dati sanitari, documenti d’identità, credenziali, informazioni riservate dei clienti, come anonimizzare quando serve e chi controlla i risultati prima che escano dall’azienda. Accompagna la policy con una breve formazione: è anche un modo concreto per rispondere all’art. 4 dell’AI Act sull’alfabetizzazione.
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