La mia azienda deve rispettare l’AI Act?
Sì, se usa sistemi di AI nella propria attività, anche solo un assistente come ChatGPT o Copilot. Il regolamento distingue tra fornitori, che sviluppano o mettono sul mercato un sistema, e deployer, che lo usano sotto la propria autorità. Quasi tutte le PMI sono deployer. Attenzione però: se costruisci e metti a disposizione un tuo sistema, ad esempio un chatbot sul sito realizzato su misura, alcuni obblighi del fornitore possono riguardare anche te o chi lo sviluppa per te.
Cosa chiede l’alfabetizzazione AI (art. 4)?
Dopo le modifiche del Reg. (UE) 2026/1744, in vigore dal 27 luglio 2026, l’art. 4 chiede a fornitori e deployer di adottare misure per sostenere lo sviluppo dell’alfabetizzazione AI del personale e di chi usa i sistemi per loro conto. Secondo le FAQ della Commissione non servono corsi obbligatori, certificati o una figura dedicata: conta che le persone sappiano usare gli strumenti in modo consapevole rispetto al loro ruolo. È utile tenere traccia delle iniziative svolte, come formazione, istruzioni e policy d’uso.
Quali obblighi di trasparenza valgono dal 2 agosto 2026 (art. 50)?
Chi usa l’AI deve dichiarare i deepfake, cioè immagini, audio o video realistici generati o manipolati, e i testi generati pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, salvo che ci sia una revisione umana con responsabilità editoriale. Chi usa sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica deve informare le persone esposte. L’informazione va data al più tardi alla prima interazione. Far sapere a chi scrive a un chatbot che sta parlando con un’AI è un obbligo che il regolamento pone sul fornitore del sistema.
Cosa è vietato e cosa è ad alto rischio?
Dal 2 febbraio 2025 sono vietate alcune pratiche, come la manipolazione che sfrutta vulnerabilità delle persone o il social scoring; dal 2 dicembre 2026 si aggiunge il divieto di generare immagini intime di persone riconoscibili senza consenso. Gli usi ad alto rischio elencati nell’Allegato III, tra cui alcuni sistemi per selezionare o valutare i lavoratori, avranno obblighi dal 2 dicembre 2027. Se pensi di usare l’AI per selezione del personale, valutazione delle prestazioni o accesso al credito, verificalo per tempo.
Cosa aggiunge la legge italiana 132/2025?
La L. 23 settembre 2025, n. 132 è in vigore dal 10 ottobre 2025. Per le imprese contano soprattutto due punti: il datore di lavoro deve informare i lavoratori sull’uso di sistemi di AI (art. 11) e i professionisti possono usare l’AI solo per attività di supporto, comunicando al cliente quali sistemi usano (art. 13). Con il D.Lgs. 179/2026, in vigore dal 23 ottobre 2026, AgID e ACN sono le autorità nazionali per l’AI.
Quali sanzioni sono previste per le PMI?
L’AI Act prevede sanzioni fino a 35 milioni di euro o il 7% del fatturato per le pratiche vietate e fino a 15 milioni o il 3% per la violazione di altri obblighi, inclusi quelli dei deployer. Per le PMI si applica l’importo più basso tra la cifra fissa e la percentuale, e l’Omnibus ha introdotto la possibilità di avvertimenti e l’obbligo di tenere conto della sostenibilità economica delle PMI. La vigilanza spetta alle autorità nazionali.
Da dove iniziare, in pratica?
Fai un elenco degli strumenti AI usati in azienda e da chi. Scrivi una policy d’uso di una pagina: strumenti ammessi, dati vietati, controlli. Organizza una formazione breve sulle attività reali e conservane traccia. Informa i dipendenti sull’uso dell’AI. Verifica se pubblichi contenuti generati che richiedono un’etichetta e se usi l’AI in ambiti come la selezione del personale. Sono passi che una PMI può completare in poche settimane.
Prenota un incontro