Di quale DeepSeek si parla quando un collega dice di usarlo?
La prima domanda da fare a chi propone DeepSeek è dove lo usa. Le risposte possibili sono quattro, e ognuna ha un contratto diverso o nessun contratto.
La chat web è gratuita e, secondo l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, è accessibile dall’Italia dal 2 novembre 2023. L’app per telefono è stata tolta dagli store italiani dalla stessa DeepSeek dopo il 29 gennaio 2025, quindi chi la usa ancora l’ha installata prima. Per chi sviluppa esiste la Open Platform, cioè l’API a pagamento con credito anticipato, regolata da termini propri in vigore dal 29 aprile 2026; la documentazione elenca i modelli deepseek-flash e deepseek-v4-pro.
Il quarto caso non passa dal fornitore. DeepSeek pubblica su Hugging Face i pesi dei suoi modelli, tra cui la serie V4 e DeepSeek-V3.2, con licenza MIT, che vale per il codice e per i pesi. Un’azienda, o un fornitore di servizi cloud, può scaricarli ed eseguirli sui propri server. Quando un servizio di terzi offre questi modelli, la controparte è quel terzo e contano le sue condizioni.
Nei documenti ufficiali consultati non abbiamo trovato un piano aziendale con condizioni dedicate, né una console da cui un amministratore gestisca gli account dei dipendenti. Per un regolamento questo pesa: gli account della chat sono personali, e l’azienda non ha un modo documentato per controllare le impostazioni o recuperare le conversazioni di chi se ne va.
Cosa fa DeepSeek con le conversazioni e per quanto le tiene?
I termini d’uso aggiornati al 27 marzo 2026 (sezione 4.3) dicono che input e output possono essere usati per migliorare i servizi, in forma ridotta al minimo e de-identificata. La privacy policy del 10 febbraio 2026 elenca l’addestramento dei modelli tra le finalità e riconosce il diritto di opporsi all’uso dei dati per addestrarli. Per farlo si disattiva l’impostazione «Improve the model for everyone».
Per l’API il quadro è meno chiaro. I termini della Open Platform rimandano alla privacy policy e non contengono una clausola che escluda gli input inviati via API dall’addestramento. Un’esclusione specifica non risulta nei documenti che abbiamo letto, e chi intende usare l’API dovrebbe chiederla per iscritto prima di inviare qualsiasi dato non pubblico.
Sulla conservazione la policy non fissa una durata. I dati restano per il tempo necessario alle finalità dichiarate, quelli dell’account finché l’account è attivo, e più a lungo in caso di violazioni o contenziosi. Chi cancella una conversazione non trova nei documenti una data entro cui sparisce dai sistemi del fornitore.
I termini contengono anche una regola utile, che coincide con quella del regolamento base: gli output vanno trattati come materiale di riferimento, e le decisioni rilevanti che riguardano persone richiedono una revisione umana (sezioni 5.1 e 5.4).
Dove sono i dati e quale legge regola il servizio?
Secondo la privacy policy del 10 febbraio 2026, i dati sono conservati nella Repubblica popolare cinese e possono trovarsi anche su server fuori dal paese dell’utente. La policy parla di garanzie adeguate senza indicare quale strumento le fornisca, per esempio le clausole contrattuali tipo. Per la Cina non esiste una decisione di adeguatezza della Commissione europea; il 27 giugno 2025 la Garante per la protezione dei dati di Berlino ha ritenuto violato l’art. 46, paragrafo 1, del GDPR proprio per questo motivo.
I termini d’uso del 27 marzo 2026 si regolano con la legge della Cina continentale, con foro nella sede di DeepSeek. L’AGCM ha descritto l’impresa come una società con sede in Cina e senza stabilimenti altrove. Nella policy più recente DeepSeek indica come rappresentante per l’UE Prighter Group, con i suoi partner locali: una figura che nel gennaio 2025 il Garante aveva indicato come mancante.
Per chi usa l’API c’è un’altra lacuna. I termini della Open Platform non richiamano un accordo sul trattamento dei dati, e un DPA standard pubblico non risulta. Quando uno sviluppatore costruisce un’applicazione sull’API, i termini lo indicano come titolare dei dati degli utenti finali (sezione 5.5), senza qualificare il ruolo di DeepSeek.
Il GDPR chiede all’azienda che affida dati personali a un fornitore di nominarlo responsabile con un contratto (art. 28) e, se i dati escono dallo Spazio economico europeo, di verificare le garanzie del Capo V. Con i documenti pubblicati oggi nessuna delle due verifiche si può chiudere per la chat o per l’API. Per questo i dati personali restano fuori dal servizio online, qualunque sia l’esito del procedimento davanti al Garante. Per la formazione del personale (art. 4 dell’AI Act) e per l’informativa ai lavoratori (art. 11 della legge 132/2025) valgono le indicazioni dell’articolo sul regolamento generale.
Cosa hanno deciso il Garante e l’AGCM su DeepSeek?
Il 30 gennaio 2025 il Garante privacy ha disposto, con il provvedimento n. 33, la limitazione urgente e con effetto immediato del trattamento dei dati degli utenti italiani, nei confronti di Hangzhou DeepSeek Artificial Intelligence e di Beijing DeepSeek Artificial Intelligence. Le contestazioni riguardavano la mancata designazione di un rappresentante nell’UE, la conservazione dei dati in Cina, un’informativa disponibile solo in inglese, basi giuridiche poco dettagliate e una collaborazione giudicata scarsa. La Relazione annuale presentata il 2 luglio 2026 cita ancora la limitazione. Alla data della nostra ricerca non risultano né una revoca né una decisione che chiuda l’istruttoria.
A livello europeo, nel febbraio 2025 il Comitato europeo per la protezione dei dati ha trasformato la task force su ChatGPT in una task force sull’applicazione delle regole all’AI, che coordina anche le autorità che si occupano di DeepSeek.
L’AGCM ha seguito un altro profilo, la tutela del consumatore. Con il provvedimento n. 31784 del 16 dicembre 2025 (procedimento PS12942) ha chiuso un’istruttoria sull’informazione data agli utenti riguardo alle allucinazioni del modello, accettando impegni vincolanti senza accertare un’infrazione. DeepSeek si è impegnata a mostrare un avviso permanente in italiano sotto la chat, ad aggiungere un avvertimento nelle risposte su temi medici, legali e finanziari, a pubblicare i termini d’uso interamente in italiano, il tutto entro 90 giorni.
Altri Stati hanno preso misure rivolte alle proprie amministrazioni. Il governo ceco, con la delibera n. 537 del 9 luglio 2025, ha vietato i prodotti DeepSeek nella pubblica amministrazione; nei Paesi Bassi DeepSeek non è accessibile dai dispositivi di lavoro dell’amministrazione centrale. Sono decisioni che non riguardano direttamente le imprese private, ma un’azienda che lavora per enti pubblici può trovarle richiamate nei capitolati.
Eseguire un modello DeepSeek in locale o su un cloud europeo
Quando il modello gira su un server dell’azienda, o su quello di un fornitore cloud con sede e data center in Europa, i prompt non arrivano a DeepSeek. Il trattamento dei dati dipende allora da chi gestisce l’infrastruttura. L’agenzia ceca per la sicurezza informatica, nell’avvertimento del 10 luglio 2025, ha escluso esplicitamente dal proprio perimetro i modelli open source eseguiti in locale senza comunicazione con i server della società.
La licenza MIT consente l’uso commerciale. Le dimensioni però contano: secondo le schede pubblicate, DeepSeek-V4-Pro ha 1,6 trilioni di parametri e V4-Flash 284 miliardi, e per eseguirli così come sono servono infrastrutture importanti. Le strade realistiche sono due: versioni ridotte (quantizzate), da provare sui compiti reali perché la qualità può scendere, oppure un fornitore cloud europeo che offre il modello già installato.
Nel secondo caso le verifiche del GDPR si spostano sul fornitore cloud. Serve il suo accordo di trattamento ai sensi dell’art. 28, la regione di elaborazione va scritta nel contratto, e conviene controllare che il servizio non usi i prompt per altri scopi. Nel caso del server aziendale le responsabilità restano interne: chi aggiorna il software, chi conserva i registri delle richieste e per quanto, chi può accedere alla macchina.
Resta da controllare il software di contorno. Interfacce e strumenti che si installano insieme al modello possono contattare servizi esterni per aggiornamenti o statistiche d’uso, e prima dell’approvazione qualcuno con competenze tecniche deve verificare che il traffico in uscita sia quello atteso. Se poi l’azienda mette il modello a disposizione di clienti, per esempio in un assistente sul sito, può assumere alcuni obblighi del fornitore di AI previsti dall’AI Act: è un progetto che va valutato a parte.
Come riscrivere le clausole del regolamento per DeepSeek
Nell’elenco degli strumenti ammessi DeepSeek non compare una sola volta. Conviene distinguere almeno due righe, il servizio online e il modello eseguito su infrastruttura controllata, perché le regole sono opposte.
Per il servizio online la scelta più semplice è l’esclusione con i dati aziendali. Se l’azienda vuole consentirlo, per esempio per tradurre una scheda prodotto già pubblicata o per fare domande generiche, la classe massima è quella delle informazioni libere. Va scritto in modo esplicito che non si inseriscono nomi, email, offerte, disegni, contratti o estratti del gestionale, nemmeno per prova, e che l’impostazione «Improve the model for everyone» va disattivata dall’utente prima del primo uso. Poiché non esistono account aziendali documentati, il regolamento non può delegare il controllo a un amministratore: deve dire chiaramente che la responsabilità della singola conversazione è di chi la scrive.
Per l’API la regola dipende dallo scopo. Uno sviluppatore che fa test con dati inventati può essere autorizzato, ma l’invio di dati di clienti o dipendenti resta escluso finché DeepSeek non mette a disposizione un accordo di trattamento e garanzie documentate per il trasferimento.
Per il modello eseguito in proprio la classe massima si decide dopo la valutazione tecnica: può arrivare ai dati che il regolamento base consente solo con strumenti approvati, mai alle categorie che non si inseriscono in nessuno strumento. Il regolamento indica chi ha approvato l’installazione, dove gira e quale versione del modello è in uso.
Gli impegni presi con l’AGCM suggeriscono una clausola in più: le risposte su temi medici, legali o finanziari non si usano senza il controllo di una persona competente. La regola vale per qualsiasi assistente; in questo caso è anche il fornitore a essersi impegnato a segnalarlo nelle risposte.
Quando DeepSeek non è la scelta adatta
Il servizio online non è adatto quando il lavoro riguarda dati personali di clienti, fornitori o dipendenti, documenti coperti da accordi di riservatezza o informazioni tecniche che l’azienda considera un patrimonio, come ricette o disegni. In questi casi mancano il contratto di trattamento e una garanzia documentata sul trasferimento, e la limitazione del Garante risulta ancora in vigore.
Anche il modello eseguito in proprio ha limiti. Chi non ha in casa o presso un fornitore di fiducia le competenze per installarlo, proteggerlo e aggiornarlo rischia di creare un sistema meno sicuro di un servizio con piano aziendale e contratto europeo. Chi lavora per la pubblica amministrazione deve controllare se il committente esclude i prodotti DeepSeek in qualsiasi forma, compresi quelli in locale.
Infine, se l’esigenza reale è una chat da dare a tutto l’ufficio, con account gestiti centralmente e dati di clienti, conviene confrontare DeepSeek con strumenti che offrono un piano aziendale, una console di amministrazione e un DPA. L’elenco delle domande da fare al fornitore è nell’articolo dedicato alla scelta di un fornitore di AI.
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